Chi Sono?

Mi chiamo Daniela Patrignani, sono una pedagogista specializzata in coaching e fiabe terapeutiche. Ho scritto libri per bambini e raccontato la mia esperienza professionale con gli adolescenti in un testo dedicato a chi si occupa di teenagers.

Mi ritengo sostanzialmente un’educatrice perché il mio lavoro consiste nel tirare fuori (ex-ducere) il meglio dalle persone ed è questa, in sintesi, la mia mission.

Amo camminare, specie in montagna e la metafora della vita come un sentiero è quella che mi rispecchia maggiormente.

Lungo il percorso, mi sono trovata a fare da guida a molte persone; sono grata a ciascuno di loro per quanto ho imparato a mia volta perchè si tratta di crescita continua anche per me.

Cosa faccio

Ti aiuto a fare chiarezza sui tuoi obiettivi, sulle tue scelte e sulle relazioni.

Ma a volte spariglio le carte: sei sicuro che è proprio questo quello che vuoi?

Oppure: cosa c’è oltre il problema di cui stiamo parlando?

SE SEI UN GENITORE

Se sei un genitore, posso condividere con te le mie conoscenze e la mia esperienza.

Ho studiato molto, ma i miei veri maestri sono stati i miei figli e, tanto vale dirlo subito, non è stato facile neanche per me.

Ma è proprio perché ho vissuto, sulla mia pelle, la gioia e la fatica di crescere quattro ragazzi, credo di poterti aiutare.

GLI STRUMENTI CHE USO

Il dialogo
e l’uso delle metafore

Ti ascolto e ti aiuto a vedere il tuo problema da un altro punto di vista.

A volte questo cambia già il modo in cui lo percepisci, ti porta a ridimensionarlo e a intravvedere vie d’uscita a cui non avevi pensato.

Quando mi parli della situazione che stai vivendo, spesso ti invito a usare un’immagine per descriverla: dove sei in questo momento? In un deserto, in una giungla, su un ponte tibetano? Chi sei in questo momento? Un cercatore d’oro, un fuggitivo, un prigioniero?

Ti porto a scomporre e a ricomporre il problema, a raccontarlo in maniera diversa e, via via, a trasformarlo, a ridimensionarlo finchè non comincia a delinearsi la soluzione.

L’analisi
del tuo sistema​

Anche se a volte potresti avere l’impressione di essere dentro un ingranaggio che si è inceppato, sicuramente c’è almeno un’area della tua esistenza in cui tutto funziona a meraviglia.

E’ in quella direzione che dobbiamo guardare.

A partire da come ragioni, da dove dai già il meglio di te, potrai imparare ad espandere la tua eccellenza ad altri settori della tua vita.

Le tecniche espressive e i task

Le tecniche espressive
e i task

In questi anni ho visto persone superare i loro problemi entrando in contatto con la loro parte creativa, attraverso l’espressione artistica, la scrittura, la musica o il ballo.

Una parte importante del percorso avviene, infatti ,al di fuori dello studio.

Per questo spesso invito il cliente a fare un’azione concreta, a prendersi un impegno con se stesso (task) che vada nella direzione dell’obiettivo che vuole raggiungere: può essere fare una telefonata, scrivere una lettera, iscriversi ad un corso ecc.

Il coaching deve portare ad un cambiamento, non è solo comprensione del problema.

LA FIABA
TERAPEUTICA

Spesso mi vengono in aiuto le storie: le tante che ho letto e quelle che ho scritto appositamente per aiutare le persone, grandi o piccole, a superare le loro difficoltà.

Si tratta di fiabe scritte apposta per qualcuno e dedicate a risolvere quello specifico problema che la persona sta vivendo .

Le fiabe terapeutiche hanno sbloccato situazioni stagnanti da anni , rassicurato bambini e incoraggiato adolescenti a superare momenti di crisi.

Vuoi un esempio?

Ecco un esempio reale tratto da un caso reale di cui ho parlato nel mio libro "Ghiaccio bollente"
Paoline, Milano 2019

Un giovane, già vicino ai trent’anni, non riesce ad abbandonare il suo ruolo di "bravo ragazzo"; vive ancora in famiglia, è attento ai bisogni degli altri ma spesso le persone se ne approfittano la sua vita rimane sostanzialmente bloccata.

Dopo alcune sedute e, in particolare, dopo la lettura della fiaba, cominciare a focalizzarsi su ciò che vuole veramente: chiude una relazione tossica e, nel giro di poco tempo, decide di andare a vivere da solo.

INTRODUZIONE: Un giovane alce, dopo aver vissuto molti anni nella stessa valle, vuole andare ad esplorare il mondo ma non può: troppi doveri e troppe persone lo frenano impedendogli di partire. Una storia dedicata a coloro che pensano troppo agli altri dimenticandosi dei loro bisogni profondi.

Fiaba

L’alce esploratore

“C’era una volta Alcide, un alce molto molto bravo e altruista.

Era talmente disponibile che le persone non si facevano scrupolo di lasciargli tutta la loro spazzatura, senza che lui neanche se ne accorgesse. La gente pensava ‘ guarda che corna grandi e ramificate che ha, che differenza fa per lui, tenersi una bottiglia vuota in più, per quello che pesa..’

Ma più la gente gli lasciava sacchetti, lattine vuote e stracci di tutti i colori sulle corna, più altre persone, vedendo che già c’erano dei rifiuti, ne aggiungevano ancora.

Insomma, in poco tempo Alcide era diventato una specie di albero di Natale fatto di spazzatura e neanche si rendeva conto di essere additato da tutti come lo zimbello della foresta.

Se ne rese conto all’improvviso, una bella mattina di primavera quando, sentendo la natura risvegliarsi, decise di andare ad esplorare le valli dove non era mai stato. Aveva sentito dire che, al di là delle montagne innevate, che delimitavano il territorio dove era sempre vissuto, ci fossero pascoli già fioriti e giovani femmine di alce che aspettavano i loro corteggiatori..

Ma quale fu la sua amara sorpresa, quando si accorse che non riusciva a muoversi più che pochi passi e che le sue corna erano pesanti, pesantissime, si impigliavano di continuo nei rami e facevano un rumore strano, metallico..

Mentre si trascinava faticosamente, si specchiò in un laghetto e l’immagine che vide lo fece inorridire. Le sue corna d’un marrone brillante, di cui andava così fiero, erano diventate sporche, unte e incrostate e facevano lo stesso effetto di un bidone della spazzatura appena svuotato..

Vi erano appese catenelle, lattine vuote, stracci, bottiglie, bucce di banana persino delle fatture da pagare! Il povero animale, incredulo, fece un balzo indietro dallo spavento e cominciò a scuotere la testa come un forsennato cercando di liberarsi da tutta quella paccottiglia ma inutilmente.. Le corna si aggrovigliarono sempre di più e a nulla servì cercare di strofinarle contro i rami degli alberi .

Alcide tentò più volte di passare attraverso il valico che portava al di là delle montagne, ma invano. Tutti i rifiuti delle altre persone, che portava con se,’ gli rendevano impossibile avanzare di un passo.

Eppure stentava a chiedere aiuto a qualcuno: era lui quello forte, bravo e disponibile, quello che si caricava dei problemi degli altri. All’inizio pensò che se la sarebbe dovuta cavare da solo ma alla fine, stremato, si addormentò sulla riva di un fiume.

Quando si svegliò vide degli scoiattoli che saltavano leggeri da un ramo all’altro squittendo e divertendosi come matti: non appena lo videro scoppiarono in una risata: “Ehi amico, vedo che hai ancora spazio in quelle belle corna! Che ne dici di portare anche un po’ di noci per noi? Ma no, dai non prendertela! Vediamo che sei bello carico, è il caso di mollare un po’ di pesi, che ne dici?”

“Mi piacerebbe tanto”- rispose l’alce, ma non so proprio come fare.. e poi e poi.. Non ci crederete ma tutti quegli oggetti mi ricordano delle persone, me li hanno lasciati perché contano su di me..!”

Gli scoiattoli scesero dagli alberi e cominciarono a ridere così tanto da far cadere le ghiande per terra..

“Che burlone che sei amico! Ma non vedi che questa è spazzatura? Che persone sono queste che ti danno solo il peggio che hanno? “

L’alce ebbe l’impressione di svegliarsi da una specie di sogno, ma non solo da quello che aveva fatto quella notte . Ebbe l’impressione di aver dormito fino allora. Quando finalmente aprì gli occhi, era l’alba. Si accorse in quel momento che il fiume aveva lambito le sue corna e un po’ di carte, bucce e fondi di caffè erano stati portati via dalle onde.

Lungo il cammino incontrò degli uccellini e chiese loro se potevano aiutarlo a togliere gli stracci che gli si erano impigliati sulla testa; in cambio avrebbero potuti tenerli per farne dei nidi..

Poi incontrò delle scimmie a cui chiese se volessero le bottiglie vuote per giocare ai birilli ed esse si tennero anche catenelle e lattine per farne strumenti musicali. Mano a mano che imparava a chiedere qualcosa per sé, aveva come l’impressione di essere sempre più se stesso e sempre più leggero.

Alla fine incontrò un gruppo di scoiattoli che quando lo videro applaudirono gioiosamente:

”Ehi amico, adesso sì che ragioniamo! Ti sei levato un bel po’ di zavorre! Ti manca solo una bella lustrata e vedrai che sarai come nuovo..”- e in men che non si dica si procurarono spazzoloni ed acqua saponata e riportarono le corna di Alcide al loro antico splendore.

Alla fine il giovane Alce si specchiò di nuovo nelle acque di un lago. Quello era proprio lui, come era bello! E come poteva muoversi leggero! Come era libera dai pesi la sua testa..

Alcide ringraziò gli scoiattoli e si avviò per la sua strada, felice. Un mondo da esplorare lo aspettava…”

( D.Patrignani, “Ghiaccio bollente: adolescenza, kit di sopravvivenza per genitori ed educatori”, Paoline, Milano, 1919 p.121-124)

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I MIEI LIBRI

Questo libro si occupa di adolescenti ed è diviso in due parti: la prima, teorica, mostra che cosa esprimono gli adolescenti con i comportamenti umorali o trasgressivi, le parole taglienti o i silenzi ostili.
La seconda parte, esperienziale, presenta i loro problemi più diffusi.

A Natale non si muovono solo angeli e pastori, ma anche tutti gli alberi, che si spostano per riparare Gesù dal vento.

Una bellissima fiaba da leggere e da ascoltare con questo libro parlante!